Relazione
19 luglio 2003 Val Formazza Rifugio 3A mt 2960
La sera del 18 Luglio 2003 andai a letto piuttosto inquieto e nervoso,ignaro del fatto che il giorno successivo sarebbe stato memorabile,un giorno di quelli da ricordare con nostalgia.Il mio malumore nasceva dal fatto che saremmo dovuti andare in Val Formazza e farci circa 1100 mt di dislivello per incontrare il Don Giuseppe e altri ragazzi dell’oratorio che stavano passando qualche giorno al rifugio Città di Busto.Sabato 19 Luglio loro andavano al rifugio 3A.Non avevo voglia di farmi quasi tre ore di macchina ne di farmi piu’ di 1000 mt di dislivello ne tantomeno di stare assieme a ragazzini e ragazzine che conoscevo poco e che forse dati i miei 27 anni non mi interessava nemmeno conoscere.C’era qualche amico piu’ grande è vero ma io comunque avrei preferito fare qualcosa di rilassante(In questi casi si guarda di buon occhio anche alle proposte un po’ mortificanti di andare al lago a prendere il sole,proposte che Zappa e Magni in quell’estate mi fecero piu’ volte).La mattina alle 7.00 ci trovammo io Ranze Borlotto Brivio e Ale Bramati…….Siamo in macchina di Ale Bramati piccolo scatolino che sulle strade di montagna nonostante io stia sul sedile anteriore ha il potere di farmi venire la nausea.L’umore comincia a cambiare quando entro in Val Formazza.Ero stato gia 2 volte in questa meravigliosa valle per alcuni aspetti ancora selvaggia,nel 1989 e 1990 con mio padre e mio fratello per salire da mio zio Ambrogio al rifugio 3A che era un frequentatore abituale di questi posti.
Ma allora non avevo notato tutta la bellezza selvaggia di questo posto che alterna pareti di roccia a vegetazione tipica delle alpi:magnifici alberi spesso posizionati sulla sommità di vertiginose pareti rocciose e meravigliosi fiori.Si ha inoltre la presenza di costruzioni tipiche della cultura Walser molto presente nella valle.Il malumore torna quando in sosta per rifornirci ad un negozio di alimentari noto lo zainetto di Ranze che sembra piu’ adatto per una gita al parco di Monza che per una salita a 3000 mt,infatti in uno zainetto cosi’ piccolo non puo’ starci dentro l’occorrente per l’alta quota nel caso la temperatura precipiti.Alla mia domanda “Perché non hai portato da coprirti?” la risposta che mi sento dare, di un’ingenuità pazzesca,mi da i nervi.Fortuna per lui,l’estate che stiamo attraversando è anomala e a 3000 mt sembra di essere in spiaggia a Rimini.
Riprendiamo il viaggio e giungiamo in prossimita’ della cascata del Toce:il colpo d’occhio che si ha è magnifico,a destra della cascata si ha lo storico albergo che come un pezzo facente parte di un bellissimo mosaico si incastona perfettamente nell’ambiente circostante.Negli anni in cui venni con mio padre la strada che portava a Riale dove comincia il sentiero era interrotta per via di una frana ancor prima di arrivare all’albergo della cascata:si saliva a piedi fino all’albergo e da li c’era un servizio di bus-navetta che portava a Riale.Si trattava di un furgoncino volkswagen mitico modello anni 70 di colore rosso.La cosa positiva era che non c’erano macchine e la valle si presentava in tutto il suo fascino,avvolta in una solitudine sconfinata.Ora purtroppo a Riale si arriva in macchina e il tutto ha perso un po’:mentre percorro questo tratto in automobile con gli amici affiorano i ricordi che erano svaniti nel tempo,ricordi legati all’ambiente circostante.Poi ecco comparire quasi giunti a destinazione quella simpatica chiesetta posta sopra ad una piccola collinetta,ricordo che sembrava essersi infilato in chissà quale angolo della memoria.Nonostante cio’ sono di malumore non ho voglia di camminare,vorrei sdraiarmi e non far nulla.
Scesi dalla macchina vedo il sentiero che si inerpica a fianco di quella gola profonda che incide davanti a noi la montagna.Quel tratto di sentiero quando venni la prima volta mi sembrava molto piu’ lungo adesso in breve tempo lo rimontiamo.Brivio guida con il suo passo rapido la comitiva,io da parte mia non capisco cosa ci sia da andare cosi’ veloce e come al solito quando non ho voglia sento la fatica raddoppiare.Decido tra me che appena arrivati al rifugio Città di Busto mi fermo e mi sdraio non mi importa se non ci sarà nessuno anzi meglio!Il sentiero procede a destra e dopo alcune decine di minuti notiamo l’asta della bandiera che ci sovrasta.Arriviamo al rifugio e oltre ai gestori non c’è nessuno dei nostri.Che bello sarebbe fermarsi adesso e riposarsi.I compagni vogliono salire al 3A e io decido di seguirli.Ci sarà tempo per riposare dico fra me e poi è bello condividere una giornata assieme agli amici.Lasciato il rifugio Citta’ di Busto il sentiero prosegue piu’ o meno pianeggiante per alcune centinaia di metri attraversando un vasto altopiano.Rivedo questo posto dopo molti anni e non avverto piu’ la sensazione di solitudine di allora.In quel pomeriggio eravamo in 3 avvolti da un silenzio incredibile e da un’immobilità che metteva una strana inquietudine piu’ o meno quella che si avverte quando ci si ferma nei solitari altopiani dolomitici.Ora parlando con amici si rompe il silenzio e la dimensione in cui si svolge la salita è piu’ gioiosa senza nessuna intima riflessione da parte mia su quello che puo’ significare la montagna e la salita di una cima.Oggi a 27 anni mi va bene cosi’.Prima cercavo nella montagna un aspetto piu’ mistico e filosofico cosa importante del resto ma adesso la ragione principale che mi spinge alla montagna è vivere intensamente.Alla nostra destra c’è quella gigantesca montagna dal colore rossastro che mi fa pensare al monte Sinai.
La sua roccia ha un aspetto poco affidabile,sembra molto friabile,pare che possa franare da un momento all’altro ma è molto suggestiva e mi piacerebbe in futuro poterla salire.Davanti a noi in alto in posizione dall’estetica fantastica sorge il Rifugio 3A.Lassu’ in alto,autentico nido d’aquile somiglia ad una fortezza che domina l’intera valle.Saliremo dal canalone ormai lasciato libero in gran parte dalla neve.Una ragazza,una dei gestori del rifugio ci ha consigliato nel caso decidessimo di salire dal canalone di indossare gli occhiali da ghiacciaio contro il riverbero della luce del sole per via della neve.Noi non avendoli portati decidiamo di salire sulle roccette a sinistra della lingua di neve che percorre il canalone,inoltre si fa molto meno fatica a procedere sulla roccia che sulla neve,soprattutto quando quest’ultima è molle per la temperatura non ideale.Non sento piu’ la stanchezza,inoltre salire su queste fantastiche roccette è un vero piacere.La roccia è un tipo di granito che in quanto tale consente un aderenza fantastica per le pedule,si potrebbe salire con le mani in tasca.Borlotto invece è in serie difficoltà e forse memore delle sue tragicomiche avventure nelle Grigne si lascia impressionare da qualche piccolo salto roccioso che probabilmente come difficoltà non arriva nemmeno al primo grado e rimane indietro,lamentandosi che nessuno lo aspetta.Il rifugio è scomparso dalla nostra vista ma ad un certo punto Ale Bramati ci avverte con un’espressione di stupore che esso è a poche decine di metri sopra di noi.
Faccio qualche passo e vedo il rifugio che si staglia contro il cielo azzurro.Ancora qualche piccolo sforzo in questo ambiente brullo e siamo arrivati.Dei nostri amici pero’ neanche l’ombra.Facciamo una foto tutti assieme e ci riposiamo.La temperatura è molto alta,a 3000 mt non avevo mai sentito un caldo simile.Degli amici ancora nulla, cominciamo a pensare seriamente che abbiano cambiato meta ma dopo una mezz’oretta finalmente vedo Paolo Gaviraghi che sbuca dal sentiero e poi via via tutti gli altri.Sui volti di alcuni noto gioia ed anche sorpresa nel vederci mentre altri ragazzi hanno il volto provato dalla fatica e sembrano non poterne piu’.
Con mia grande sorpresa noto che c’è anche Simone Fascella.Quando eravamo piu’ piccoli e gli narravo le mie salite in montagna e anche di quelle fatti in questi posti ma e poi mai avrei immaginato un giorno di trovarlo qui,mi sembra una cosa irreale.Dico a Brivio che forse Simone è stato stregato dalla montagna e ora ci andrà sempre ma Daniele irrompe nella sua caratteristica sonora risata e mi dice che Simone fa questo per amore di sua sorella.Motivazione nobile d’altronde.Il sentire le voci famigliari anche di persone che non conosco bene mi fa comunque sentire a mio agio e mi scaccia il malumore.E’ la prima volta che in montagna gradisco un po’ di confusione e dopo aver mangiato e esserci rilassati ascoltiamo la messa del Don Giuseppe.Nella predica il Don dice cose giustissime sulla pratica della montagna:la fatica e la volontà cose necessarie,del resto nella vita.Per me sono queste due cose che danno maggior verita e bellezza(potrebbero forse essere scritte maiuscole) alle ascensioni che compiamo dandogli un significato spirituale, perche’ con la fatica e la volontà tiriamo fuori la nostra umanità:il nostro essere uomo viene fuori senza risparmiarsi.Questo per me è il motivo vero per cui vado in montagna al di la di essere immersi nella natura e di fare sport.
Arriva il momento di tornare al Città di Busto e si decide di scendere da dove siam saliti.Per gli altri ragazzi questo è un itinerario nuovo e se vogliamo un po’ piu’ impegnativo ma è piu’ diretto.Io inizialmente volevo passare dal Rifugio Claudio e Bruno per rivedere un luogo già visto anni prima ma va bene cosi’.Comincio a scendere su terreno un po franoso attraversando anche chiazze di neve,gli altri sono un po’ in difficoltà per via del terreno e ci mettono piu’ tempo.A volte mi fermo un poco per aspettarli poi riparto.Mi raggiunge Rampa.Ha avuto qualche problema per la quota ma ora sembra essersi ripreso.Nella discesa evito il nevaio per precauzione:il sole e il riverbero della luce potrebbero creare qualche fastidio alla vista che voglio evitare.Qualche fastidio perché l’estensione del terreno ricoperto dalla neve è limitata,piu’ pericoloso sarebbe procedere su un vasto ghiacciaio senza occhiali appropriati,si rischierebbero danni irreparabili alla vista.
Scendo assieme a Rampa con infinito piacere dalle roccette precedentemente salite.Il gruppo guidato da Meroni invece si butta a capofitto giu per il nevaio senza porsi nemmeno il problema del riverbero della luce del sole.Fortunatamente a parte qualcuno che ha un temporaneo fastidio alla vista nessuno riporta conseguenze.Arriviamo ora all’immenso pianone che porta al rifugio e lo percorro assieme agli altri.Ho modo di scambiare qualche parola con l’Eleonora che con il suo tipico modo sempre elegante di parlare e relazionarsi con gli altri mi dice che preferisce il mare.Bah non so cosa dire.Da parte mia il mare lo lascio a Magni e Zappa che traggono enorme soddisfazione nel distendersi sotto il sole e cambiare colore della pelle. Maddalena parla della quota raggiunta,la massima che abbia mai toccato ,io preso da una smania un po’ infantile di farle capire che quella quota è risibile gli rinfaccio il mio record d’altezza.Penso pero’ che anch’io nel 1990 raggiunsi quella quota e nei fui felice perché rappresentava il mio record che è poi durato per anni.Mi trovo bene in mezzo a persone un po’ piu giovani di me,perché rappresentano un periodo della vita che ho già passato e mi piace ripensare o piu’ probabilmente perché cerco di rivedere in loro quello che io ero io anni prima.
Arriviamo,chi prima chi dopo al Città di Busto e dopo aver firmato il libro del rifugio mi siedo assieme agli altri su una lastra di granito fuori dal rifugio.Ho modo di vedere ancora una volta la bellezza selvaggia delle montagne circostanti.Avverto chiaramente attorno a me la presenza della montagna.Facciamo una foto di gruppo e per noi(io Borlotto Brivio e Ale Bramati)è l’ora di scendere.Ranze ha deciso di fermarsi su con gli altri,d’altronde come si fa a dargli torto!!Io e Borlotto dobbiamo essere a casa di buon ora per partecipare ad una festa di compleanno e dobbiamo declinare l’invito del Don che ci propone di fermarci con loro a mangiare e partire dopo cena.Sarebbe il massimo stare ancora su con loro e poi scendere al calar del sole.Quando scende il sole dalle vette tutto si colora di magia e come ho gia sperimentato altre volte sembra che forze misteriose si agitino intorno a noi.E’ solo suggestione lo so ma a me piace pensare che questo sia vero.Mi verrebbe voglia di inventare una scusa e non andare alla festa di compleanno ma non è il caso.Cominciamo a scendere e dall’alto il Don Giuseppe e alcuni amici ci salutano.Arrivati quasi in prossimita’ della macchina mi volto indietro e guardo in alto al di sopra della gola ormai quasi tetra verso le montagne infinite.Sento di amare questi luoghi e come per la Grignetta come per la Valmasino,per il Resegone e per Vendrogno c’è qualcosa che ti lega ad essi che è indipendente dalla loro bellezza:sono gli incontri che hai avuto e forse anche l’affetto che hai per chi in quei luoghi ti ha preceduto.Quando un giorno ritornero’ qui e risalirò con fatica il sentiero ripensero’ a questa memorabile giornata …. forse vicino a qualche roccia o sopra un prato accanto a un fiore mi sembrerà di vedere un volto amico.